FM_S_0055_02_01

gelatina bromuro d'argento/carta, 18x24 cm

Originale


Titolo:
Oratorio di san Giorgio
Soggetto:
Ripresa dell'oratorio di san Giorgio
Datazione:
1930 - 1939
Luogo:
Faenza, San Giorgio (Oratorio).
Informazioni storico-critiche:
Il complesso di san Giorgio Appena fuori porta delle Chiavi lungo la via Emilia verso Forlì, a sinistra, si presenta un lungo muretto di recinzione, che si apre al centro con un monumentale cancello. Oltre il cancello s'intravede un giardino, attualmente in stato di abbandono, e che termina sul fondo con la graziosa facciata di una chiesetta settecentesca. E' l'oratorio di San Giorgio. In questo luogo un ricco mercante del settecento, Giovanni Fanelli, pochi anni prima della metà del secolo, vi stabilì la sua dimora. Oriundo da Brindisi, qui costruì la sua casa con annesso oratorio, secondo l'uso dei nobili, ceto a cui aspirava essere ammesso. Il 17 agosto del 1740 l'oratorio fu consacrato dal Vescovo Nicolò Maria Lomellino. Dopo la morte di Giovanni, il complesso fu ereditato dal figlio Domenico, canonico Penitenziere in Duomo, che nel 1765, per memore gratitudine fece apporre un'epigrafe latina che tradotta così dice: <i>" A Giovanni Maria Fanelli, patrizio faentino, perché eresse dalle fondamenta questo tempietto dedicato a San Giorgio, nell'anno delle Redenzione 1738 - il figlio ed erede Domenico Maria Fanelli, Canonico Penitenziario, con animo grato, pose questo ricordo nell'anno 1765"</i>. Alla morte del canonico Domenico, avvenuta nel 1793, fu lasciato in eredità ai Padri Trinitari Scalzi della Redenzione per il riscatto dei poveri schivi in mano ai Turchi. Il lascito testamentario prevedeva una terza parte per liberare gli schiavi e due parti per i Trinitari Scalzi. L'anno seguente, 1794, i Padri di quest'ordine ne prendono possesso; ma la loro permanenza in Faenza è breve. Infatti nel 1797, per la soppressione napoleonica, i Trinitari sono costretti a lasciare la città e il complesso passa al Demanio, da cui è venduto all'asta a Giuseppe Maria Emiliani, perciò diventa proprietà delle suore di Fognano. Nel 1866, con le leggi eversive dell'Asse Ecclesiastico, viene nuovamente venduto all'asta a privati, per cui lo troviamo possesso della famiglia Rava, che ne è tutt'ora proprietaria. Mentre la casa d'abitazione è stata ben mantenuta, l'Oratorio è stato lasciato in abbandono, poi gli ultimi eventi bellici causarono uno squarcio nel tetto con conseguente degrado degli stucchi decorativi interni. E' ignoto il nome dell'autore di questo gioiello d'architettura. In Faenza nella prima metà del settecento erano operosi capomastri quali i Boschi e i Campioni; stuccatori ad altissimo livello quale il ticinese Gian Battista Verde, per cui si potrebbe ragionevolmente attribuire a loro la costruzione della casa e, in modo particolare quella dell'oratorio, squisita opera del settecento faentino. In fondo al giardino, come si diceva, al centro si eleva l'oratorio, raccordato ai due edifici perpendicolari a via Emilia, da due portichetti semicircolari, ora occlusi. L'edificio a sinistra è la casa d'abitazione, e quello a destra era l'ala adibita ai servizi. Esiste un disegno datato 1866 che rappresenta fedelmente l'aspetto del complesso. La facciata dell'oratorio, convessa, il portale e la finestra sovrastante, dal disegno graziosamente sagomato con cornice di cotto, preannunciano l'ambiente interno riccamente decorato di stucchi, capitelli, lesene, cornici e che originariamente dovevano apparire colorati con colori tenui, a pastello, verdi, gialli e rosati, producendo al visitatore un gradevole effetto di sorpresa, secondo l'estetica e la poetica settecentesca, riassunti nei famosi versi di un poeta barocco: "È del poeta il fin la meraviglia<br /> (parlo de l'eccellente e non del goffo):<br /> chi non sa far stupir, vada alla striglia!" <br /> (G.B.Marino). (Lorenzo Savelli)
Donazione:
M° G. Emiliani

Ulteriori informazioni

Id Scheda:
IT-xDams-fototecamanfrediana-FT0001-002847
Altre informazioni:
Ex Scheda 02422

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